“A je Burrnesh” di Paola Favoino
A je Burrnesh è il racconto di numerosi viaggi che Paola Favoino ha fatto in Albania tra il 2011 e il 2017 e dell’incontro con alcune delle ultime burrnesh (o vergini giurate). Oltre a una raccolta delle storie di vita di 5 donne burrnesh, cui Paola Favoino ha dedicato 7 anni di ricerca, raccogliendone le interviste e realizzando un reportage fotografico, A je Burrnesh è anche il racconto di ciò che in queste singole storie rimane incompiuto, non risolto, velato, come ha scritto l’autrice:”nascosto così bene da risultare invisibile”. E’ anche un lavoro sul confine: tra i generi, tra i ruoli sociali e familiari, tra ciò che è collettivo e ciò che è individuale. Il colore blu, che accompagna in vario modo il progetto, è utilizzato come elemento forte che riempie un vuoto narrativo, rendendo manifesta un’assenza.
Dalla prefazione al libro:
Ho iniziato questo lavoro con la curiosità di chi parte alla ricerca di un tesoro su un’isola sconosciuta. La mia isola era l’Albania e il tesoro le burrnesh. Questo libro racconta il mio viaggio, mettendo a nudo l’ambiguità e l’incompiutezza che l’accompagnano. Ma chi sono le burrnesh? Donne, a volte ancora bambine che, all’interno dei propri clan, in un clima in cui il senso del dovere era fortemente alimentato, venivano scelte per crescere come uomini e far fronte in futuro all’assenza di un capo-famiglia maschio, oppure ragazze che, per evitare il matrimonio o le conseguenze di un suo fallimento, senza però infangare il buon nome della famiglia, semplicemente vi rinunciavano, vestendo abiti maschili e facendo un giuramento di verginità. Tracce di questa consuetudine si trovano nel Kanun di Lek Dukagjini del 1450, contenente le norme morali e giuridiche e le tradizioni orali stratificate nei secoli che regolavano la vita del popolo delle montagne. “Un imprevisto della Storia, un’improvvisa mutazione genetica della società”, le definisce Eliana Leshaj, scrittrice albanese; il pezzo rimosso di una Storia travagliata, per me. Per sette anni ho seguito il cammino di alcune di loro che sono diventate per me una seconda famiglia, lontana solo di poco rispetto all’altra. Fize e Gjin, Mark e Mol, più anziane, appartenenti ad un’epoca più lontana, hanno aderito pienamente al ruolo che la storia ha loro assegnato. Gjystina, più giovane, ha mantenuto più delle sue “madri” un attaccamento alla propria identità, rimanendo aggrappata al suo vero nome. Ma ciò è solo forma, la sostanza è rimasta la stessa: un vuoto riempito da altri e una verità nascosta così bene da risultare invisibile.
Gjin
Gjin
Gjin (foto di archivio)
Gjin (foto di archivio)
Gjystina
Gjystina
Gjystina (foto di archivio)
Gjystina (foto di archivio)
Fize
Fize
Fize (foto di archivio)
Fize (foto di archivio)
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